Vijitha Thiruchelvam

Scappati dalla guerra civile

Mi chiamo Vijitha Thiruchelvam e sono nata in Sri Lanka nel 1986. Vivo al villaggio Snia dal 2004, quando io, la mia mamma e le mie due sorella abbiamo raggiunto mio padre che viveva in Italia già da sei anni. In Sri Lanka vivevo in un villaggio di contadini nel nord del paese, a Kilinochchi. Mio padre è sempre stato un emigrante. Prima è andato a vivere a Cuba, ma è tornato indietro. Poi, prima di sposare mia mamma, ha provato a Singapore. Infine, è venuto in Italia. Ma madre, le mie sorelle e io vivevamo con i parenti di mia mamma e di mio papà, che sono tutti e due dello stesso villaggio. La vita in Sri Lanka era bella, c’erano le mie zie, le mie nonne e miei nonni. Facevamo gli agricoltori, coltivavamo peperoni, spinaci e altre verdure. Io andavo a scuola, ho fatto le elementari, le medie e due anni di superiori. Poi ci siamo trasferiti qui a Cesano. Mi ricordo con piacere gli anni della scuola: avevo molti amici, studiavamo, chiacchieravamo e giocavamo. Adesso qui non ho tutti gli amici che avevo un tempo. Qui in Italia i miei amici sono la mia famiglia. Le mie sorelle specialmente. Noi vivevamo nella parte Nord del paese, dove ci sono le tigri Tamil. Loro vogliono l’indipendenza dal governo di quella parte del paese. La guerra civile è iniziata prima che nascessi io e si è conclusa nel 2009. Quattro anni prima della fine della guerra hanno permesso alle persone di muoversi liberamente da una parte all’altra del paese. Prima non era possibile. Noi Tamil non potevamo andare nella parte cingalese e anche loro non potevano venire nei nostri territori. Appena questa situazione si è sbloccata mia mamma ha voluto raggiungere mio padre in Italia. Aveva paura per noi. Nel nostro villaggio vedevamo spesso passare gli aerei dell’esercito e capitava anche che bombardassero. Era una vera e propria guerra civile. Così siamo venute in Italia. Quando mi han detto che dovevo partire per l’Italia ho pensato “Che bello!”. Io non conoscevo nulla al di fuori del mio paese, non avevo mai preso l’aereo e non avevo mai visto nulla. Avevo 17 anni e mezzo. I 18 anni li ho compiuti qui alla Snia. Non conoscevo la lingua e non conoscevo nulla dell’Italia. Per venire qui mio padre è venuto in Sri Lanka a prenderci. Da lì siamo partiti tutti insieme. Siamo atterrati a Malpensa e abbiamo preso due taxi da Malpensa alla Snia perché eravamo in sei persone con i bagagli. Quando siamo arrivati sotto casa mio papà ci ha fatto vedere la finestra della nostra casa. All’inizio mi è piaciuto il Villaggio Snia.

 

Genova, Milano, Snia

Mio padre ha deciso di venire in Italia perché qui c’erano dei parenti di mia mamma. Qui ci sono 4 tra sorelle e cugine di mia mamma che hanno aiutato mio padre quando è arrivato. Loro vivono a Verona. Mio padre ha sempre lavorato a Paderno Dugnano in una ditta che produce plastica, fanno la plastica intorno alle luci. Quando siamo arrivate alla Snia, le mie due sorelle più piccole hanno cominciato ad andare a scuola. La più piccola in terza elementare, mentre l’altra in quinta. Io e l’altra mia sorella invece non studiavamo e non lavoravamo. Io avevo 18 anni e lei 16. Per un anno siamo state chiuse dentro casa e guardavamo la televisione per imparare l’Italiano. Per questo motivo non parlo perfettamente, mi mancano molte regole grammaticali. Cioè, non eravamo sempre a casa, uscivamo. Andavamo al parco, stavamo in giro nel quartiere. I miei non avevamo abbastanza soldi da far continuare a studiare tutte le figlie, quindi le due figlie più grandi non hanno continuato. Io sono la maggiore. Per un anno sono stata qui al Villaggio, poi a 19 anni ho trovato lavoro. Una mia cugina che vive a Genova mi aveva chiamato da lei perché era appena nata sua figlia e aveva bisogno di un aiuto. Sono stata due settimane con lei e poi ho trovato lavoro a Genova. Curavo una signora anziana che era sempre a letto. Io non parlavo bene l’italiano, non sapevo cucinare la pasta, non sapevo fare nulla. Ma il signore di questa famiglia mi ha trattata come fossi sua figlia, mi ha dato coraggio. Quando è morta la signora lui mi ha trovato un altro lavoro come baby-sitter di due bambini. Sono passata da una casa all’altra senza rimanere senza lavoro. Son tornata a casa qui alla Snia solo un mese. Lavoravo fissa, stavo sempre là. Dormivo in casa loro. Anche l’altra famiglia era brava. Ho viaggiato tanto con loro: sono stata in Sardegna, in montagna vicino a Torino. Il viaggio più bello è stato quello in Sardegna. In questa famiglia ho lavorato un anno. Dopo sono tornata a casa, alla Snia. Per una settimana non ho lavorato e subito ho trovato ancora un lavoro da baby-sitter a Milano. Ho lavorato con quest’altra famiglia nove anni, finché non sono rimasta incinta di Santosh, mio figlio che adesso ha nove mesi ed è nato al San Geraldo di Monza. Lavoravo da una famiglia brava che vive in Via Montapoleone. Mi hanno sempre trattata bene. Quando ho iniziato aveva il loro bambino aveva sei anni, mentre adesso ne ha 14. Quando è nato mio figlio ho lasciato il lavoro, ma l’ho passato a mia sorella. Lei stava facendo la quinta superiore ma ha smesso di studiare. Adesso lavora da questa famiglia, ma non fa la baby-sitter, pulisce casa, tiene in ordine. Il bambino ormai è grande. Con loro sono andata in vacanza spesso a Bologna e poi andavamo in montagna. Tutti i Natali e i Capodanni li ho fatti in montagna con loro. Qui a Milano vivevo sempre con la famiglia, ma tornavo tutti i weekend. A Genova stavo bene, ma per me è stato duro essere lontano dalla mia famiglia. Era la prima volta che facevo un’esperienza così.

 

Cambia il modo di vestire, cambia il cibo, cambia tutto

Nel 2010 sono andata nel mio paese, avevo le vacanze di un mese in agosto. Mia mamma mi aveva detto che avrei dovuto sposarmi con mio cugino. Ci siamo parlati e conosciuti per due anni e poi ci siamo sposati. Avevamo bisogno delle certificazioni per portare mio marito qui. Abbiamo aspettato 18 mesi e lui è riuscito a venire in Italia nel 2012. È venuto qui e prima che lui venisse io e mia sorella abbiamo comprato questa casa. Quando mio marito è arrivato io stavo a Milano. Lavorando fissa avevo i weekend liberi e anche altri giorni di recupero ore. Lui non ha trovato lavoro per due anni. È arrivato il 3 settembre del 2012 e ha trovato lavoro una settimana fa in un ristorante vicino a San Donato. Ha fatto la settimana di prova e dovrebbe essere andata bene. Io sono una che ha sempre risparmiato perché sono la sorella maggiore con tre sorelle più piccole, una di 26 anni, una di 20 e una di 18. La più piccola sta studiando per prendere la patente. Adesso vuole iniziare a lavorare. Poi avevo speso diversi soldi per tornare nel mio paese e sposarmi e poi la casa. Poi sono tornata in Sri Lanka quando si è sposata mia sorella. Però con i primi soldi che ho guadagnato, sono andata in vacanza con le mie sorelle. Siamo andate a trovare delle nostre cugine. Mia mamma è arrivata qui a 42 anni, non ha mai lavorato qui in Italia. Per lei l’Italia è molto dura perché non è vicina alla sua mamma e a suo papà, non sa la lingua. Cambia il modo di vestire, cambia il cibo. Cambia tutto. Poi non c’è la nostra chiesa. Noi siamo Hindu. L’anno scorso ha aperto una chiesa a Monza, sono quasi tutti dello Sri Lanka tranne una signora indiana e alcuni delle Mauritius. Non riusciamo ad andare sempre, ma quando andiamo mia mamma è contenta. Io e mio marito ci siamo sposati una seconda volta qui a Monza. Il primo taglio di capelli di mio figlio invece l’ho fatto a Padova, nella chiesa di Sant’Antonio. Il bambino è nato qui e mi sa che non lo porterò più a vivere in Sri Lanka perché non è un paese con molte tecnologie. Credo che avrebbe problemi anche con il cibo del nostro paese perché io sto seguendo le indicazioni della pediatra e quindi non so se si abituerà a mangiare piccante. Comunque qui le nostre abitudini alimentari sono cambiate tanto perché noi come hindu mangiamo molte verdure, mentre qui stiamo mangiando tanta carne.