Shakeel Mohammad

Dal Pakistan alla Libia

Mi chiamo Shakeel Mohammad, sono pakistano e sono nato il 17 luglio del 1959. Sono nato a Lahore, i miei genitori appartenevano a una famiglia povera: eravamo in 10 fratelli. Mio padre prima lavorava in banca e, quando ha visto che non riusciva a portare avanti la famiglia, ha deciso di mettersi in proprio e ha aperto un negozio d’idraulico, dove anch’io ho imparato a lavorare. All’inizio mio padre non sapeva fare questo lavoro per cui ha assunto dei dipendenti. Gli operai che lavoravano sotto di lui l’hanno imbrogliato; nonostante ciò mio padre non ha smesso di lavorare, è andato avanti e dopo circa quattro anni lavoravano sotto di lui altri dieci operai. Mia madre invece era casalinga, lei era analfabeta però desiderava che i suoi figli studiassero tanto. Io però ho studiato fino alla terza media. Dopo la scuola ho imparato da mio padre il mestiere dell’idraulico e, in cerca di un miglior futuro, ho lasciato il mio paese e sono andato in Libia.Nel 1970 mio fratello maggiore è andato in Libia. Lui ha aiutato la famiglia a sollevarsi e quando noi fratelli minori eravamo cresciuti siamo andati in Libia per migliorare le nostre condizioni di vita. La Libia è un bel paese. Quando sono arrivato all’aeroporto di Tripoli mio fratello era lì ad accogliermi. Mi ricordo che mi sono seduto in macchina e, appena mio fratello ha iniziato a guidare, ho cominciato a gridare. In Pakistan il volante è sul lato destro, ma in Libia è a sinistra e quindi pensavo che mio fratello stesse guidando dalla parte sbagliata della strada. Sono arrivato in Libia e dopo otto giorni già lavoravo. In Libia ho iniziato a lavorare per un’azienda tedesca, la Belfinger&Burger, come verniciatore. Mio fratello maggiore già lavorava in quell’azienda da anni e mi ha aiutato a entrare. In questa azienda ho incontrato persone di diverse etnie e ho imparato moltissime cose sia sul lavoro sia sulle diverse culture. Ho lavorato lì per quindici anni. In questi quindici anni l’azienda ha sofferto di molti alti e bassi: hanno mandato a casa molti lavoratori, perché il lavoro era ridotto. A me non hanno mai licenziato perché lavoravo duramente. Poi l’azienda ebbe di nuovo un momento di forte produzione e hanno ricominciato ad assumere nuovi lavoratori, iniziato progetti nuovi e hanno assunto un nuovo capo. Il suo nome era Filear, era austriaco. Abbiamo dovuto lavorare sodo per dimostrare al nuovo caporeparto che meritavamo di restare a lavorare. È stata dura perché per conquistarmi la fiducia del caporeparto precedente avevo lavorato tantissimo. Poi sfortunatamente ho avuto problemi di salute e non potevo più verniciare. Sono rimasto a casa per sei mesi e poi l’azienda mi ha richiamato al suo interno e mi ha dato un lavoro come idraulico. Dei miei fratelli che si sono trasferiti in Libia, due sono tornati in Pakistan dopo sei anni, ma altri quattro sono rimasti lì. Mio fratello più giovane ha portato tutta la sua famiglia in Libia. I suoi figli hanno studiato lì. Suo figlio maggiore è venuto in Italia nel 2011, durante la guerra in Libia. Adesso è qui e sta ancora cercando lavoro. Il mio figlio maggiore è nato in Libia nel 1994 ed è tornato in Pakistan quando aveva quattro mesi, mentre mia figlia piccola è nata dopo circa tre anni dopo, nel 1996, in Pakistan.

 

Sono venuto due volte in Italia: nel 1989 e nel 1998

Io sono venuto in Italia due volte: la prima nel 1989 e la seconda nel 1998. Nel 1989 sono venuto qui e ci sono rimasto per un po’ di tempo. Sono arrivato in Italia per richiedere il visto per andare in Australia perché conoscevo già alcuni amici che prima erano venuti in Italia e che avevano fatto la stessa cosa. Sono andato all’ambasciata australiana, ma loro hanno rifiutato di darmi il visto. Parlando con alcune persone che vivevano già in Italia, ho scoperto che si poteva fare la richiesta della sanatoria dimostrando di essere presenti sul territorio italiano da prima del 27 novembre. Con quei documenti avrei potuto lavorare regolarmente in Italia e tornare al mio paese per le vacanze. Non sapevo parlare la lingua e non sapevo nulla di questa sanatoria. Dopo una serie di pratiche burocratiche che non hanno dato esiti, erano passati circa cinque mesi, il Governo Italiano ha dichiarato che era possibile prendere i documenti senza presentare alcuna prova di essere qui da prima del 27 novembre. Così ho preso i documenti per risiedere in Italia. Sono arrivati dopo un anno e mezzo. Il problema era che non avevo lavoro, avevo solo uscite e nessuna entrata. In più i miei genitori volevano che ritornassi in Pakistan. A quel punto ho deciso di tornare in Pakistan e da lì ritornare in Libia perché avevo ancora il visto della Libia. Con il passaporto con cui ero venuto in Italia, sono tornato in Pakistan. In Pakistan mi sono sposato e dopo un mese e mezzo sono tornato ancora in Libia e ho iniziato il mio lavoro. Poi sono tornato nel 1998. Per entrare in Italia sono passato dalla Svizzera. Mi ero affidato a un agente che diceva che mi avrebbe portato in Italia con 400 euro. In realtà mi ha lasciato a Chiasso e son dovuto andare a Como a piedi. Da Como in taxi a Milano. E poi sono stato da amici che già stavamo qui.

 

La Snia

Sono arrivato al Villaggio Snia nell’aprile del 2004, ma avevo comprato la casa già nel 2003. Prima abitavo a Camnago e avevo già trovato lavoro in un’azienda. La stessa azienda dove lavoro ancora oggi, la Tre Esse di Barlassina. Mi avevano assunto solo per una settimana ma poi hanno visto che ero bravo e mi hanno fatto il contratto a tempo indeterminato. Dopo una serie di problemi con l’agenzia immobiliare e il vecchio proprietario di casa sono riuscito ad avere le chiavi. Era il 31 marzo 2004. Mi sono trasferito in questa casa il primo giugno dello stesso anno. Eravamo in quattro. Dopo di che mi sono trasferito alla Snia, volevo fare la domanda per il ricongiungimento famigliare. Non sono riuscito perché un giorno stavo andando a Desio per incontrare un amico e ho fatto un incidente e mi sono ferito. Per questo motivo non ho potuto lavorare per tre mesi. Poi, dopo agosto, ho fatto la domanda per il ricongiungimento famigliare. Nel 2006 sono riuscito a ottenere il nullaosta, ho fatto i documenti per la mia famiglia e sono ritornato al mio paese. In Pakistan ho rivisto i miei genitori e la mia famiglia è venuta con me in Italia il 31 marzo del 2006. Mia moglie è casalinga. I miei figli invece stanno studiando qua in Italia. Io vorrei che dopo avere completato gli studi, i miei figli lavorino per il bene della Lombardia. E servano l’Italia con le loro competenze. Mio figlio maggiore studia al quinto anno di Ragioneria mentre mia figlia ha completato la quarta di una scuola di abbigliamento femminile e ha appena finito uno stage. Spero che le offriranno un posto di lavoro e che inizierà a lavorare in giugno. Io quando sarò in pensione penso tornerò in Pakistan. Vorrei vivere sei mesi in Italia e sei mesi in Pakistan. Vorrei vivere nella mia terra di origine, che è dove sono nato e cresciuto, e allo stesso tempo voglio rimanere in contatto con l’Italia perché l’Italia mi ha dato molto e mi ha permesso di creare un futuro per i miei figli.