Pasquale Tomasillo

Stati Uniti, Germania, Australia

Mi chiamo Pasquale Tomasillo, sono nato a Picerno in provincia di Potenza nel 1943. Noi siamo della Basilicata, mio padre era del 1887, a 20 anni è andato a New York, ci è rimasto 3 anni, ha fatto qualche soldino ed è tornato giù al paese e ha comprato un po’ di terreni. Mio padre aveva 10 figli e allora ha comprato un po’ di terreni, aveva le bestie – i maiali, le mucche – e si faceva la vita di campagna, lui non lavorava ma faceva lavorare i figli per andare avanti. Poi è rimasto vedovo e si è risposato con mia madre, così oltre a quelli che c’erano sono nato io, però tutti questi figli erano già sparsi per conto loro. Io ho fatto le scuole elementari più un anno di avviamento, come la seconda media oggi, da ragazzino facevo il barbiere, ho cominciato a girare, a 14 anni ero a Napoli, a 20 sono venuto a Milano a fare l’imbianchino, per due anni, poi il principale mi disse che moneta non ce n’era. Sono andato in Germania, con un mio amico, come turista, il mio amico faceva il giardiniere, era un lavoro che non avevo mai fatto, poi ho iniziato a fare l’imbianchino, stavo bene, mi volevano bene e mi trovavo bene, guadagnavo anche bene. Mi sono sposato per la prima volta nel ’63, avevo poco più di 20 anni e a 20 anni e mezzo ero già papà, ho avuto una prima figlia e poi ho avuto una disgrazia, mia moglie è morta, avevo 23 anni quando lei mi è morta e sono rimasto con una bambina e mia madre. Loro erano giù in Basilicata, così ho portato anche a loro in Germania. Mi trovavo molto bene ma mia mamma poveretta a 60 anni era una donna di campagna, non sapeva neanche leggere e scrivere, ai tempi di guerra era così, è rimasta vedova anche lei e così abbiamo deciso di tornare in Italia, dopo un anno, e in Germania non sono più andato. Di ripartire all’estero mi è tornata la voglia qualche anno dopo, avevo due fratelli e mia madre in Australia, ci sono stato per 2 mesi, mi sembrava il paradiso, volevo a tutti costi andar lì, ma la mia nuova famiglia non ha voluto. Io infatti nel ’68 avevo bisogno di una donna in casa, e mi sono risposato nel ’69 e così un, due, tre, sono arrivati 4 figli.

 

Il lavoro in fabbrica

Era circa il 1968 e mi capitò di fare da accompagnatore a mia cognata in arrivo dall’Australia, lei doveva andare a Limbiate, e il signore da cui si doveva andare quando mi vide mi chiese dove lavoravo, io ero tornato dalla Germania e lavorava giù al paese, così mi propose di venire qui alla Snia, posto sicuro, stipendio fisso. Da Limbiate venimmo al villaggio Snia, lui ci portò in direzione, dove mi guardarono e mi dissero “va bene vieni l’indomani, fai le visite mediche e vediamo se sei idoneo”. Feci le visite mediche, tutto idoneo, e mi dissero di restare in attesa della chiamata. Io ripartì per andare giù ma dopo neanche 10-15 giorni mi arrivò un telegramma di prender il servizio e così partì, venni su e mi presentai un lunedì, la guardia mi accompagnò al reparto dove io dovevo lavorare. A quei tempi c’era tanto lavoro, partivano col pullman per andare nelle regioni del Sud a prendere manodopera. Dal ’68 fino all’80 io ho lavorato in questo centro di ricerche che si chiamava Centro Sperimentale. La Snia all’epoca si chiamava Snia Viscosa, e il direttore, il padrone diciamo, una volta era Marinotti. Dopo 6 mesi ho trovato l’abitazione e così ho portato su mia madre e mia figlia che erano rimasti al paese. Come dicevo dopo un anno mi sono risposato, io lavoravo e mia moglie accudiva mia madre e la mia bambina, e via via tutti i nostri 4 figli. Nell’80 ci hanno messo in cassa integrazione, io sono stato uno di quelli: a casa avevo sei persone e lavoravo da solo, però si riusciva a vivere con quello che guadagnavo io, da solo mandavo avanti tutta la famiglia, anche perché facevo lavori extra, da imbianchino, all’epoca se ne facevano tanti per andare tutti gli anni in ferie, per tenere una buona macchina e via dicendo. Dopo aver fatto 4 o 5 mesi di cassa integrazione siamo stati richiamati a lavorare, io non sono più ritornato nel Centro Sperimentale ma in fabbrica dove si faceva la produzione, perché le ricerche cominciavano a diminuire o non si facevano più, allora si andava avanti con la produzione. Lavoravo in una linea continua dove facevo il fiocco, il fiocco era un prodotto artificiale cioè chimico che poi veniva ancora lavorato. Noi facevamo il greggio da cui poi si produceva il nylon, non usavamo attrezzi particolari, a noi bastava un taglierino, il resto lo facevano le macchine. Nel 2000 è tornata la crisi e la Snia offriva un premio per chi si licenziava, ma giustamente io ero uno di quelli che non ci pensava a licenziarsi, andavo avanti finché potevo. Allora si andava in pensione a 35 anni di contributi, prima di venire alla Snia avevo già 2 anni di lavoro ma non sono riuscito a trovare i contributi, né quelli della Germania né quelli del lavoro al Sud, così mi ritrovai con 33 anni di versamenti effettivi e me ne mancavano un paio. Così nel 2000 ho smesso di lavorare e sono andato in mobilità e nel 2003 ho raggiunto i contributi e sono andato in pensione.