Ahmed Kamaluddin

Bangladesh, Svizzera, Emirati e Italia

Mi chiamo Ahmed Kamaluddin e sono nato in Bangladesh nel 1972. Nel mio paese ho fatto le elementari, le medie, le superiori, poi ho lavorato in un’azienda privata che faceva marketing per 5 anni. A 22 anni mi sono sposato appena finiti gli studi, perché conoscevo già mia moglie. Quando sono andato via dal mio paese avevo 24 anni. Prima sono andato in Svizzera per fare un corso di amministrazione alberghiera. In Svizzera trovare lavoro era difficile perché devi tornare al tuo paese ogni 3 o 4 anni perché il visto ha una scadenza, non come in Italia o in altri paesi. Io non avevo voglia di tornare al mio paese. Così quando ero in Svizzera sono andato a Dubai per cercare lavoro, ma poi sono tornato in Svizzera perché negli Emirati pagavano molto meno. Dove lavoravo parlavo inglese. Sono arrivato in Italia dalla Svizzera nel 1996. In Italia ho trovato degli amici che lavoravano al McDonald’s e mi avevano detto che c’era lavoro. Al tempo facevano i contratti part-time per sole quattro ore. Dovevi lavorare 4 ore per 24 mesi, poi il contratto diventava full-time. Quattro ore non le volevo fare, volevo subito il full-time e non sono entrato. Mi hanno preso in un altro ristorante, per otto ore e mi hanno fatto il permesso di soggiorno. Lavoravo a Milano, in viale Monza. Ho portato il contratto in questura e mi hanno fatto il permesso di lavoro. Dal 1996 al 1998 ho lavorato in nero, poi con la sanatoria ho fatto il permesso di soggiorno.

 

Il lavoro e il ricongiungimento familiare

Dopo il ristorante io volevo portare qua la mia famiglia e così ho cambiato lavoro e ne ho trovato uno in una fabbrica ad Albiate Brianza. Era una ditta grossa, dove lavoravano 300 persone. Fanno componenti per le macchine: tutti pezzi in plastica e in poliestere. Ho lavorato lì un mese e dopo pasqua mi hanno assunto. Mi sono trovato molto bene perché loro bene e sono molto contento. Lavoro lìdal 1999 e ancora oggi son lì. Appena entrato in fabbrica, ho fatto il nullaosta per il ricongiungimento familiare e nel 2001 è arrivata la mia famiglia. Abitavo a Milano. Ho abitato a Milano per poco tempo, per un anno perché la casa era piccola e abitavo da solo. Quando ho portato qui la famiglia, siamo in quattro, siamo andati a Cabiate, in una casa di due locali. Avevo degli amici che abitavano qua alla Snia e altri al Biulè. Tramite loro ho comprato l’appartamento dove viviamo ora. Qui alle case gialle. Dal 2005 fino al 2008 abbiamo abitato al Biulè. Era molto belloperché la casa di Cabiate era brutta, c’era tanta umidità. Poi nel 2008 ci siamo trasferiti al Villaggio e ci troviamo molto bene perché la casa è grande e la zona molto tranquilla. Prima di venire qua sentivo molte cose brutte sul quartiere: che c’erano i ladri, che gli stranieri rubano le macchine e rubano in casa. Ma non ho trovato questo; sono amico sia con i miei compaesani sia con i vicini di casa.

 

Il futuro mio e dei miei figli

Prima andavo in Bangladesh ogni anno a trovare i genitori e gli altri parenti. Gli ultimi due anni non siamo andati perché fare i documenti è un processo troppo lungo. Però siamo andati in Svizzera in agosto. Il Bangladesh è il mio paese e tornarci è sempre bello, però mi trovo bene anche in Italia. Tra un po’ di anni quando non riuscirò più a lavorare dovrò tornare giù per forza. Quello che sto facendo è risparmiare per quando tornerò giù; stiamo risparmiando anche perché questa casa l’ho comprata e voglio comprarla anche in Bangladesh. I miei figli si trovano bene qua. Non vogliono tornare in Bangladesh, però se vorranno potranno tornare anche loro. Perché loro ormai abitano qua e parlano italiano, inoltre loro non capiscono il Bengalese. Quando ero giovane ho avuto molti amicie con alcuni sono ancora in contatto. Alcuni sono emigrati in altri paesi: chi in Australia, chi in America, chi a Londra e qualcuno vive ancora in Bangladesh. Quando andiamo giù ci incontriamo sempre. È bello ritrovare i vecchi amici e parlare dei vecchi tempi. In Bangladesh ho ancora delle sorelle con le quali ci sentiamo al telefono; loro sono sposate e vivono con i mariti e i figli. Per assicurare un futuro ai miei figli sto provando ad andare in Inghilterra. Ho già provato ad andar lì due volte, per cercare lavoro e la casa. Ad agosto ci trasferiremo completamente. Qui per loro trovare lavoro sarà dura, invece là puoi studiare l’inglese e il lavoro c’è. Se non troveranno lavoro in Inghilterra, lo troveranno in un altro paese. Anche nel caso in cui vorranno tornare al mio paese, se hanno studiato a Londra troveranno lavoro subito.