Centro sperimentale

di Alessandro Calabrese

 

Un fotografo percorre gli spazi ora in abbandono, come un’astronave alla deriva, di quello che era il cuore pulsante dell’impero Snia.

 

Il Centro Sperimentale nasce negli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale, fortemente voluto dal presidente Franco Marinotti che nel dopoguerra lo intitolerà a proprio nome. È il centro di ricerca dell’intero Gruppo Snia, mentre i diversi stabilimenti sparsi in Italia hanno solo laboratori.  Qui si studiano le fibre, che vengono poi prodotte oppure no. Qui si fa ricerca di base e ricerca applicata, oltre alle tante procedure di controllo. È un centro all’avanguardia, più avanzato rispetto alla ricerca universitaria del tempo, in grado di sfornare brevetti come quello del Lilion, ovvero la poliammide della Snia, l’unica totalmente di brevetto italiano, concorrente dell’americano Nylon. È lo stesso Marinotti a portare a Cesano Maderno l’ingegnere tedesco che aveva partecipato alla creazione del Perlon, la prima poliammide al mondo nata nella Germania di Hitler, per creare un nuovo procedimento alternativo a quel brevetto.
Al Centro Sperimentale lavorano nel momento di massimo fulgore circa seicento persone, è un reparto speciale – chi vi entra lo sa – in cui ci sono i migliori operai, periti e laureati, perchè assumono “quelli bravi e quelle belle”, come si diceva allora. Il sabato si lavora “solo” fino alle 12, la paga è leggermente più alta rispetto alla fabbrica, la dicitura sulla busta spiega che la differenza remunera gli eventuali brevetti che deriveranno dalla ricerca, brevetti che sono di proprietà Snia. Qui l’ascensore sociale corre più velocemente, la selezione all’ingresso fa sì che il livello culturale sia più alto e chi vi lavora raramente abita al Villaggio, più spesso viene da fuori. Per anni c’è persino una delegazione fissa della “Kanebo”, l’azienda giapponese di cosmetici coi quali Snia ha accordi di scambio tecnologico.
Qui c’è – anzi c’era, purtroppo è andata perduta – una biblioteca straordinaria con la documentazione di tutte le sperimentazioni. Ma qui avviene negli anni Cinquanta anche un incidente rimasto nella memoria dei cesanesi, quando in pieno giorno suonano le sirene dei Vigili del fuoco e delle ambulanze per l’esplosione di una bombola di acetilene che uccide diversi operai.